I dati relativi al primo semestre del 2013 pubblicati nel rapporto “Dati e politiche sulla povertà in Italia” diffuso dalla Caritas Italiana si evince che, in Italia sono un terzo gli italiani (31,1%), in larga parte donne (53,6%), in maggioranza disoccupati (62,4%) e per tre quarti con figli (74,7%) i poveri che si rivolgono ai Centri di Ascolto della Caritas. Quello che chiedono, in tre casi su quattro, sono beni materiali (75,6%), molto più dell’ascolto (7,6%), di un alloggio (5%) o di un sussidio economico (4,8%). Impressiona il dato sull’età: il 27,7% di chi si rivolge ai Centri d’Ascolto ha meno di 35 anni. Rispetto agli anni precedenti, l’ultima rilevazione registra una diminuzione, tra gli utenti, delle persone senza fissa dimora (-14,7%) di contro a un aumento delle casalinghe (+12%). Aumentano sensibilmente gli italiani (+16,7%). Negli ultimi anni è inoltre aumentato, in termini assoluti, il numero di persone che si sono rivolte ai Centri di Ascolto: +24,8% dal 2011 al 2012 (+ 54,1% dal 2008 al 2011). Così come è aumentata la richiesta di beni e servizi materiali (+8,5%), passata dal 67,1% al 75,6% delle richieste totali. “La crisi economica e le politiche di contenimento della spesa – analizza Caritas Italiana – non stanno solamente rafforzando i circuiti tradizionali di marginalità sociale, ma stanno anche portando all’emersione di nuove forme di povertà e vulnerabilità economica”. Un dato ancora più allarmante se raffrontato ai numeri dello spreco alimentare. Secondo il Rapporto 2013 sullo spreco domestico dell’Osservatorio Waste Watcher ogni famiglia italiana butta in media circa 200 grammi di cibo la settimana: il risparmio complessivo possibile ammonterebbe dunque a circa 8,7 miliardi di euro. Secondo i monitoraggi di Last Minute Market, inoltre, in un anno si potrebbero recuperare in Italia 1,2 milioni di tonnellate di derrate che rimangono sui campi, oltre 2 milioni di tonnellate di cibo dall’industria agro-alimentare e più di 300mila tonnellate dalla distribuzione.